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- MUSEO AFRICANO -

VERONA

 

 

 

 

ARTE AFRICANA:

COSMO, UMANITA’ ED ETERNO RITORNO

Opere della Collezione Fabrizio Corsi

28 gennaio – 30 settembre 2012

Inaugurazione: Sabato 28 gennaio alle ore 17.00 presso il Museo africano di Verona

Arte africana: cosmo, umanità ed eterno ritorno

Dalla nascita del mondo alla dialettica degli esseri

 

 

 

 

Presentazione

Locandina

Alcune opere

 

 

 

Recensione di Marcello Lattari

Breve filmato dell'inaugurazione della mostra

 

 

recensione

 

 

 

 

 

ARTE AFRICANA:

COSMO, UMANITA’ ED ETERNO RITORNO

- recensione di Marcello Lattari -

 

"In un sistema finito, con un tempo infinito, ogni combinazione può ripetersi infinite volte.(1)"

 

        «Che accadrebbe se un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: “Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione [...]. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!". Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: "Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina"?» (Friedrich Wilhelm Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 341)

        In perfetta linea con la presentazione della mostra - "Sottolineando la signoria dell’essere umano sul resto della creazione, il significato del percorso, iniziato con la nascita della vita, ci conduce al suo sbocco finale, richiamando la filosofia dell’eterno ritorno, nell’incontro con gli antenati in vista di una rinascita della vita stessa." - vorrei, innanzi tutto, complimentarmi per il bellissimo e coerente titolo che ben istruisce sui significati di questo meraviglioso evento e di poi intraprendere il tentativo di esprimere dei concetti "palindromi" nel modo di interpretare l'Universo unitamente al suo contenuto, l'Umanità, ed anche al contrario, l'Umanità unitamente al suo contenuto, l'Universo, da qualunque parte lo si cominci ad analizzare: "nulla si conosce interamente finché non vi si è girato tutto attorno per arrivare al medesimo punto provenendo dalla parte opposta.(2)"

        Incredibile smarrimento percepito nell'affascinante baratro nel dubbio: eterno divenire o eterno ritorno? Frammentati ricordi liceali mi indicano che in filosofia e teologia con il concetto di "cosmo" si definisce un sistema di ordine e di armonia, dalla lingua antica greca κόσμος (kósmos), opposto a "caos", mentre nel dizionario scientifico "cosmo" è sinonimo di "Universo", relativamente al "continuum spazio-temporale". E non è semplice neanche avere delle certezze con il termine "umanità" che può tradursi, interpretandone con accurata attenzione i vari significati, come l'insieme degli esseri umani, maschi e femmine, oppure come qualità o sentimento filantropico ed anche come incontrovertibile emanazione di sintesi gestionale della fenomenologia relativa all'uomo intorno alla creazione, continua ed infinita, dell'eterno ritorno.

        Ed ecco ritroviamo di nuovo il Museo Africano di Verona produttore e regista in una nuova ed antica forza reciprocamente simbiotica che ricompone la nobile potenza culturale etnografica, filosofica, umana e teologica insieme al protagonista noto collezionista Fabrizio Corsi, innegabile e dirompente "forza didattica" dell'arte tribale africana! Un raro gioiello culturale è stato appena messo a disposizione sotto l'attenta vista dei visitatori: un tesoro veramente unico ed irripetibile, pregno di luminosi simboli e significati evidenti e nascosti, costituito da numerose opere tribali, tutte rigorosamente originali e vissute per come erano state da sempre concepite, in ossequio alle antiche tradizioni, dalle maestranze tribali e dagli scultori della casta dei fabbri dei villaggi. Il risultato è ineccepibile e chiunque abbia un minimo senso dell'ubicazione simbolica dell'esistenza dell'essere, inserito nelle metamorfosi spazio-temporale del divenire, non farà alcuna fatica a comprendere la filosofia "reale" dell'eterno ritorno e farne un proprio intimo e preziosissimo concetto. Infatti codesto principio è di per sé stesso, a tutti gli effetti sensibili e morali, fortemente efficace come una legge valida in un sistema finito con un tempo infinito, dove è assolutamente naturale il ripetersi di una singola combinazione infinite volte.

        Le opere esposte sono riflesso ed emanazione di una cultura che va inserita in una semplicità interpretativa concettualmente istintiva e la filosofia che con semplicità e molta superficialità spesso intendiamo ad essa accostare - la nostra filosofia "occidentale" per meglio comprenderci - prevarica la vera condizione effettivamente genuina ed originale della civiltà tribale africana. In base alle nostre conoscenze, molte volte abbiamo la presunzione di imporre una "nostra" definizione, che sia a noi ben accetta, ad uno "status" millenario che si è evoluto in modo diversamente autogeno e che traccia la sua storia secondo modi, circostanze ed anche condizioni adeguate e fedelmente conformi alla propria millenaria cultura ed alle incommensurabili e preziosissime tradizioni che ne derivano. Citare retorici parallelismi sociologici, religiosi, teologici o filosofici è un modo egoistico e didattico per educare noi stessi a capire, accettare, criticare tutto ciò che altrimenti rimarrebbe inesorabilmente sconosciuto. Ma come la poesia va letta e recitata nella sua lingua originale, nella quale è stata prima concepita e poi scritta, per comprenderne inequivocabilmente la grandezza, in egual modo, laddove ed allorquando sarà tradotta in altra lingua, non avrà giammai la stessa aura poetica. Purtroppo, cambiando lingua, la nobile poesia diventa irrimediabilmente una mediocre prosa. Pertanto, qualora possiamo evitare di avere la facile presunzione di tradurre ciò che effettivamente risulta intraducibile, verosimilmente possiamo accettare, altresì, la melodia trascendentale che emana dalla cultura tribale, soprattutto nella sua vera natura. La musica non è schiava della relatività del linguaggio o subordinata ad esso: è universale ed è tridimensionale nell'ordine e nell'armonia del Cosmo.

        Rispettoso silenzio, dunque, per meglio percepire ciò che hanno da rivelare codesti importanti messaggeri della tradizione tribale. Da tanto tempo, come si ascolta il "rumore del mare" accostando una conchiglia all'orecchio, resto in ascolto per percepire chissà quali sensazioni straordinarie, diventar padrone di quali incredibili segreti, impossessarmi della loro conoscenza. Ma la loro musica è al di sopra di queste banalità. Queste opere tribali hanno un solo ed unico grandissimo segreto: sono una meravigliosa opera dell'uomo e di conseguenza rappresentano l'umanità, esattamente quell'umanità intesa come incontrovertibile emanazione di sintesi gestionale della fenomenologia relativa all'uomo intorno alla creazione, continua ed infinita, dell'eterno ritorno. Un'umanità dove non c'è nulla da tradurre o da interpretare: è la storia naturale di un essere chiamato "uomo" che urla la sua umanità, forte del passato attraverso il culto degli antenati e bramoso del futuro in funzione della fertilità e della progenie, in questa melodiosa armonia della vita.

       Le maschere, le statue degli antenati, le maternità, gli oggetti e strumenti per l'uso quotidiano, le opere scultoree cariche di magnetismo e tutte le espressioni artistiche tribali presenti nella mostra sembrano emanare quella musicalità, universalmente compresa nella sua giusta essenza, di cui abbiamo esaminato l'effettiva presenza e la sua suprema didattica la quale, nonostante assolutamente silenziosa, è effettivamente, nello stesso tempo, assordante e prorompente.

       Per come è evidenziato nella presentazione, con questa esposizione il Museo africano vuole completare un ‘trittico collaborativo’ avviato insieme a Fabrizio Corsi già con due precedenti percorsi etnografici presentati negli anni scorsi: Il Cantico delle creature e Il Tempo ritrovato. Il progetto consiste nel migliorare la conoscenza del continente africano per stabilire un dialogo costruttivo e un confronto paritario tra le diverse culture.

       Avendo "vissuto" personalmente e fisicamente codesto "trittico collaborativo", serenamente posso esprimere tutta la mia ammirazione ed il mio plauso più sincero ai protagonisti indiscussi di tali splendide iniziative, il Museo Africano di Verona ed il collezionista Fabrizio Corsi, ai quali va il mio personale tributo di riconoscenza quale "umile e modesto compenso" per l'acquisizione di altre e ben consistenti conoscenze. Quando, anche nei progetti del momento, si parla di "completare" una qualunque iniziativa, immancabilmente si scivola e ci si adagia nel sentimento nobilissimo della nostalgia e l'animo è pervaso da una stretta al cuore tanto forte quanto l'entusiasmo usato per la conduzione e l'esecuzione di ciò che, in potenza, ci si era preposto di realizzare. Siamo esseri umani definiti tali anche e soprattutto per merito delle debolezze dei nostri sentimenti, fuorvianti nell'uso della Logica ma indispensabili nella composizione conclusiva ed esaustiva del concetto di "Umanità". La chiusura di un "ciclo" sembra pervaso di tristezza poiché l'animo umano è predisposto per continuare e non per finire; infatti la tristezza si tramuterà immancabilmente in entusiasmo non appena si aprirà naturalmente un altro nuovo evento rimarcante l'assoluta periodicità nella successione e nella ripetizione dei fenomeni. E non si deve tener conto neppure del periodo di vita ed età biologica: bisogna vivere come se non si dovesse mai morire. E qui, a mio avviso, è evidente il segreto dell'eterno ritorno.

Verona, 28 Gennaio 2012

Marcello Lattari

 

(1)  Friedrich Wilhelm Nietzsche, Frammenti Postumi, 1881-1882

(2)  Arthur Schopenhauer, Aforismi

 
 

 

Presentazione

Locandina

Alcune opere

 

 

 

Recensione di Marcello Lattari

Breve filmato dell'inaugurazione della mostra

 

 

 

 


 

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